Come una sera, colto da un pugno allo stomaco
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà. E io stasera potrei stare a ricordare all’infinito, potrei confondere tutti i giorni che sono passati gli uni dentro gli altri, ma proverò a essere poco dispersivo. Avete notato quanto è bella la parola “gli”? Voglio pensare solo a quanto ti ho aspettato, quando pioveva, ma io ero sotto quel castagno e niente poteva bagnarmi. Ti ho aspettato per una mattinata intera, forse anche di più, con un po di relativismo potrei dire di averti aspettato per una vita intera, ma sarebbe come vantarsi di essere stato all’inferno per un attimo e poi via, in superficie.
Li ricordi i nostri piedi? Si intrecciavano come serpi voluttuose, credimi, non ho mai goduto come quella notte, pensavo il mondo e l’intera esistenza fossero miei. E invece tu saresti svanita come un sogno al mattino e sembra assurdo ma non ci siamo mai più incontrati. Almeno, se non conti quelle volte senza senso, quelle volte che stavamo a contemplare quello che non saremmo mai stati. Eppure quella mattina sembravamo fatti l’uno per l’altra, l’uno nell’altra.