#101

Apr 20 2010

Mentre milioni di europei si disperano perché sono rimasti a terra, bloccati nei loro affari o forse solo nei loro piaceri, io ho goduto di questa situazione di stallo avionico. Sono fortunato, vivo in un posto dove è ancora possibile, pur essendo una città, vedere ampie porzioni di cielo, respirare l’odore della terra a pochi metri da luoghi che sono crogioli di umanità diversificata e globalizzata. Correvo, attività che svolgo con regolarità non perché mi piace, non perché tengo al mio stato forma, ma soltanto per bilanciare tutto il resto, e l’incedere degli anni. Mentre correvo ho alzato gli occhi al cielo, come faccio tante volte, poi li ho riabassati senza pensare a niente. Ma poi ho realizzato che c’era qualcosa di strano, il cielo era pulito, azzurro, senza neanche uno scarabocchio, come siamo abituati a vederlo, tanto che un bambino dell’asilo nel disegnarlo non dimenticherebbe di piazzarne qualcuno qua e là nella sua personale interpretazione.

Mentre milioni di europei, ma non solo, imprecano contro un vulcano islandese dal nome impronunciabile, io ho smesso di correre, mi sono steso sull’erba e mi sono goduto quel cielo vergine da scarabocchi. Nessuna scia lasciata da nessun aereo, tutto immacolato. Spettacolo a parte, è una cosa rara da trovare di questi tempi: magari ci siamo meravigliati quando abbiamo letto che, soltanto nel vecchio continente, ogni giorno vengono effettuati ventottomila voli; basta guardare il piccolo fazzoletto di cielo sulle nostre teste per capire come invece quel numero non è poi così grande, basta alzare la testa al cielo ogni tanto per rendersi conto di quante scie bianche decorano il cielo.

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